Guida per entrare nel metaverso
La curiosità sul metaverso annunciato negli ultimi mesi del 2021, portando il termine tra le parole più cercate su Google lo scorso anno e tra i 10 trends del 2021, è sempre più alta. Zuckemberg ha fondato il cambiamento della sua azienda sulla base del termine “Meta”, definendo un punto di svolta per la tecnologia e la realtà virtuale e spingendo altre aziende tecnologiche ad attuare profondi cambiamenti.
Il metaverso esiste?
Attualmente il metaverso è in fase di costruzione e non esiste per davvero. Al momento è possibile solo vivere delle esperienze legate al metaverso per comprenderne i metodi di interazione e le possibilità di sviluppo futuro. Ci sono, infatti, delle piattaforme e applicazioni in grado di poter permettere l’utilizzo del proprio avatar in spazi virtuali immersivi e interattivi.
Cos’è il metaverso?
Il metaverso è una commistione tra realtà virtuale e realtà aumentata, condiviso con altri utenti, nella quale poter effettuare azioni generalmente tipiche della realtà.
Lo sviluppo del metaverso è ancora lontano dai risultati visti nel capolavoro cinematografico “Ready Player One” di Steven Spielberg e tratto dall’omonimo libro che, probabilmente, ha ispirato Mark Zuckemberg e gli altri.
L’idea di socialità, con il metaverso, assume una dimensione innovativa ed è bersaglio di svariate teorie del complotto spesso collegate ad un altro capolavoro cinematografico: Matrix.
Si uniscono, quindi, la realtà fisica e il virtuale attraverso nuove tecnologie in grado di rendere sempre più realistiche le esperienze.
Al momento le nostre identità digitali sono composte da informazioni, foto e video che postiamo sui social media e che costruiscono la nostra immagine percepita. L’idea del metaverso, già accennata nel prodotto “Second Life”, include la creazione di un proprio avatar che personificherà la propria entità digitale; si tratta, quindi, di un proto-metaverso. Lo stesso si può dire di Habbo, edito nel 2000, che rappresenta un metaverso in 2 dimensioni con la possibilità di creare stanze di hotel (virtuali) all’interno delle quali è possibile avere interazioni con altri utenti. Alcuni utenti hanno creato delle stanze enormi all’interno delle quali hanno fatto sorgere delle città intere. Si tratta, anche in questo caso, di proto-metaverso.
Parlando di situazioni più attuali, stiamo notando come
Come si entra nel metaverso?
La costruzione del metaverso è in corso, ma è possibile poter vivere delle esperienze nelle porzioni di metaverso già presenti.
Detto quindi che il metaverso è in sostanza una sorta di mondo parallelo in cui si può allestire un proprio alter ego, per quale motivo dovrebbe prendere piede in futuro? Basta guardare i bimbi che oggi hanno dai 6 ai 10-11 anni: fra i loro videogiochi preferiti oggi c’è Minecraft, che rappresenta una vera anticamera del metaverso. In seconda battuta, bisogna concentrare la propria attenzione sui due marchi più noti nel mondo informatico: Facebook e Microsoft. Entrambe queste società, la prima diventata proprio Meta, stanno puntando forte con tanto di investimenti economici consistenti sulla ricerca e sviluppo in chiave metaverso. Terzo aspetto, da non trascurare assolutamente: lo sviluppo delle criptovalute. Bitcoin, ma non solo. Nel mondo di Sandbox, ovvero una delle piattaforme di metaverso attualmente più diffuse, si utilizza per le compravendite l’Ethereum. Ovvero il fratello “minore” proprio del Bitcoin. Acquisti solo virtuali? Assolutamente no: nel metaverso si possono comprare anche oggetti concreti. Basti pensare che marchi molto noti nel mondo “reale” come Adidas stanno puntando dritti verso il metaverso. E in un futuro, neppure troppo lontano, potremo darci appuntamento con amici reali nel metaverso virtuale. Magari proprio per fare shopping.
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Al momento è possibile far parte di universi alternativi tramite alcune app disponibili sul Google Play Store che ti permettono di immergerti in un’altra realtà, quella virtuale. Vediamo insieme le migliori:
- UHIVE: è un social network innovativo che offre la prima esperienza di contenuti 3D sui social media. Si fondono a pieno il mondo fisico e quello digitale nel metaverso Uhive, all’interno del quale potrai fare cose che non immaginavi prima.
- IMVU: è un social network che offre la possibilità di creare avatar e muoverti in un mondo 3D. Scegli la vita che vuoi vivere, fatti nuovi amici ed inizia a fare nuove esperienze. Imvu va oltre la simulazione, è una realtà virtuale in un mondo 3D, all’interno del quale potrai scegliere di essere chi vuoi e personalizzare il tuo avatar come più preferisci.
- Play Together: è un vero parco giochi all’interno del metaverso in cui potrai incontrare i tuoi amici e fartene di nuovi, fare shopping e divertirti con diversi minigiochi in app. Completa le missioni ed otterrai delle ricompense, esprimi la tua identità in modo unico; l’unico limite sarà la tua immaginazione.
Come entrare nel metaverso
Se volessimo prendere oggi la pillola rossa ed entrare nella tana del bianconiglio, cosa troveremmo?
Ci sono una serie di esperienze che possiamo fare subito e che si avvicinano in qualche modo a quello che sarà.
Basta un’app per iniziare
La più semplice si chiama Sensorium Galaxy ed è un’applicazione disponibile sia su iOS che su Android, totalmente gratuita. Si tratta di un software che sfrutta la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale per dare vita ad un personaggio abbastanza realistico con cui potete parlare. Al momento funziona solo in lingua inglese, il che rende la conversazione un po’ meno naturale per chi non è anglofono, ma è una finestra sul futuro.
Provate a pensare ad un videogioco, uno di quelli in single-player dove ci siete solo voi e i personaggi non giocabili (PNG) creati dal computer. Di solito le interazioni con questi PNG sono scriptate quindi qualcuno ha già deciso cosa chiederete e cosa risponderanno. La tecnologia di Sensorium Galaxy permetterebbe di creare personaggi che invece possono interagire liberamente con voi.
Ora immaginate tutto questo traslato nel metaverso. Oltre ad essere popolato da persone reali l’universo digitale potrebbe includere PNG con cui parlare, a cui chiedere informazioni. Ecco perché Sensorium Galaxy vi dà un piccolo assaggio di futuro.
I videogiochi come il metaverso?
Torniamo a parlare di videogiochi perché in realtà sono un po’ l’anticamera del metaverso. Da un lato le software house hanno il potere di creare mondi in cui passiamo già del tempo, in cui già interagiamo con altri essere umani. Dall’altro sono coloro che spingono la tecnologia nella direzione di cui abbiamo bisogno. I colossi del gaming sanno già cosa significa avere server che permettono l’accesso a milioni di persone, sanno già come usare la realtà virtuale e spingono ogni giorno le aziende a migliorare l’hardware così da offrire ai giocatori esperienze sempre più realistiche. E questo vale per componenti piccoli e spesso ignorati – come i processori – così come per prodotti più massicci, come i visori per la realtà virtuale che probabilmente diventeranno il primo vero portale d’acceesso al metaverso.
Oggi però dobbiamo accontentarci di esperienze un po’ più semplici ma non per questo meno interessanti. Prendiamo ad esempio Roblox. È nato come un gioco e oggi è una piattaforma globale che consente ai giocatori di creare le proprie esperienze interattive, di guadagnare Robux (la moneta del gioco che può essere convertita in euro) e di interagire con altri giocatori. Insomma, ha già molte delle caratteristiche che attribuiamo al metaverso e viene persino utilizzato per offrire agli iscritti esperienze uniche. Gucci ha creato qui un giardino virtuale per celebrare i 100 anni del brand mentre la NFL (National Football League) ha deciso invece di portare su Roblox uno store ufficiale per vendere oggetti decorativi virtuali con cui i gamer possono adornare i propri avatar.
Qualche vibrazione da metaverso la offre anche il celebre Fortnite, che ha ospitato i concerti virtuali di Ariana Grande, Travis Scott e Marshemello.
Ci sono poi realtà che si avvicinano ancora di più alla nostra idea di Metaverso. The Sandbox è forse l’esempio più concreto. Siamo infatti di fronte ad una piattaforma che somiglia ad un videogioco ma che è popolato da utenti che possono acquistare territori, visitare luoghi e utilizzare oggetti di vario genere.
La particolarità è che tutto quello che trovate viene creato dalla community, come succede nel mondo reale. Ma c’è di più. Il mondo di The Sandbox è collegato alla blockchaindella criptovaluta Ethereum e ogni oggetto è praticamente un NFT che può essere comprato o scambiato con gli altri utenti. Ethereum però non è la moneta dominante. I creatori di The Sandbox hanno ideato una criptovaluta ad hoc, chiamata SAND, che può essere usata dentro e fuori la piattaforma, motivo per cui sarà necessario creare un proprio portafoglio virtuale in fase di iscrizione.
The Sandbox però non è unico nel suo genere, esistono altre piattaforme simili come Axie Infinity, Illuvium e Decentraland.
Lavorare nel metaverso
Il metaverso non è solo svago e divertimento. Il virtuale può essere utilizzato anche per lavorare. Ecco perché Meta ha lanciato Horizon Workrooms, già disponibile gratuitamente per Oculus Quest 2, il visore VR di Zuckerberg.
Funziona sia tramite realtà virtuale che sul web ed è stato pensato per aiutare i team a collaborare e comunicare in remoto sfruttando tutte le tecnologie di ultima generazione. Non solo permette di creare la vostra scrivania per ritrovarsi in un ambiente famigliare, ma consente di avere un avatar che può interagire con gli altri, di usare l’audio spaziale per rendere l’esperienza realistica, di utilizzare sale riunioni digitali e di sfruttare una sorta di lavagna bianca virtuale dove ognuno può prendere appunti e disegnare usando il controller di Quest 2. https://www.youtube.com/embed/lgj50IxRrKQ?feature=oembed
Dovete incontrare qualcuno che non ha un visore VR? Se ha microfono e telecamera tutto ciò che dovrete fare è fornirgli il link per il collegamento, come una normale video-chat su Zoom, Teams e affini.
Accanto a tutta questa tecnologia troviamo però seri provvedimenti in tema di privacy: le conversazioni che si tengono nella Workroom non vengono usate per la pubblicità mirata su Facebook, immagini e video del vostro ambiente fisico vengono salvate solo localmente e nessuno può visualizzare lo schermo del vostro computer durante le sessioni Workroom.
Le caratteristiche del metaverso
The Sandbox e Horizon Workrooms somigliano davvero tanto alla nostra idea di metaverso ma, a conti fatti, non hanno tutte le caratteristiche necessarie. Quali sono quindi gli elementi indispensabili?
Prima di tutto il metaverso è sconfinato. Non ci sono barriere, non ci sono limiti di spazio, non c’è un numero massimo di persone che può ospitare, non ci sono attività che non possono essere svolte.
Questo internet del futuro poi è persistente. Non può essere scollegato, resettato o riavviato. Tutti quanti possono accedere sempre e ovunque e in più evolverà nel corso del tempo grazie al contributo di chi lo abita.
Un’altra caratteristica fondamentale è la decentralizzazione. Il metaverso non dovrebbe essere proprietà di un’azienda o di una singola piattaforma. Dovrebbe essere di tutti, da qui la scelta di The Sandbox di puntare alla blockchain per far sì che tutto rimanga completamente e pubblicamente tracciabile.
Il metaverso è immersivo. Realtà virtuale e aumentata saranno quindi un punto focale nella creazione di questa grande innovazione tecnologica che, con il tempo, migliorerà ancora per riuscire a stimolare tutti i nostri sensi.
Ci sono poi due ulteriori caratteristiche del metaverso: l’economia virtuale, che smuove aziende e persone e che potrebbe basarsi sull’uso di criptovalute, e la socialità, perché un mondo digitale senza persone che lo animano, lo vivono e lo plasmano non ha senso di esistere.
Munitevi di pazienza
Al metaverso pensiamo già da decenni.
Nel 1984 uscì il romanzo Neuromante, capolavoro di William Gibson che parlava del cyberspazio.
Nel 1999 sbarcava nelle sale cinematrografiche Matrix, con la Matrice che somiglia ad una versione estremamente avanzata di metaverso.
Nel 2003 esordì Second Life, che ancora vive e lotta per rivendicare il suo primato come piattaforma virtuale alternativa.
Insomma, un universo parallelo virtuale l’abbiamo sempre voluto. E continuamo a volerlo anche se ci spaventa terribilmente l’idea che il digitale prenda il sopravvento e cambi le nostre vite.
Dovremo però avere pazienza. Ci vorranno anni, forse più di un decennio, per superare le difficoltà tecniche, economiche e sociali di questa rivoluzione.
